Si parla tanto di Collaborazione fra Agenzie ma, a quali condizioni ?

By | 12 novembre 2017

 

Si parla tanto di “Collaborazione” fra Agenzie ma il più delle volte non si comprende il vero significato.
E se tutto ciò potrebbe starci per i non addetti ai lavori, diventa preoccupante, invece, per chi questo lavoro lo fa per professione.

La collaborazione fra agenzie non è ad onor del vero un modus operandi tipico del nostro paese anzi, per il semplice fatto di essere molto gelosi del nostro lavoro e del nostro operato, siamo sempre stati scettici nei confronti di questa pratica che è di origine americana.

No, non stiamo parlando di una semplice “americanata” ma di una pratica che parte da molto lontano. Un sistema di lavoro che poggia le sue fondamenta negli Stati Uniti d’America a partire dagli anni sessanta. Quel sistema battezzato Multiple Listing Service (MLS) e che è diventato l’unico sistema di lavoro in quel territorio. Soltanto negli anni ’90 si è cominciato a parlare di MLS anche in Italia e a dire il vero, non è che sia stato bene accolto !

A distanza di qualche decennio possiamo dire che si tratta di un sistema abbastanza conosciuto e praticato da molti operatori, anche qui in Italia.

Il problema è che, a mio parere, non si sia compreso veramente il senso di tale sistema.
Ancora oggi è visto da molti operatori come un sistema da “sfruttare” per essere aiutato da altri colleghi a vendere qualche immobile “difficile”. Quegli immobili per esempio, non ubicati in contesti apprezzati, il cui prezzo di richiesta è maggiore rispetto a quanto dice il mercato, di quegli immobili, cioè, che si ritiene fondamentale l’aiuto di altri professionisti, così anziché rinunciare alla vendita percependo zero, meglio accontentarsi della metà dell’eventuale provvigione.

Spesse volte invece, sento dire frasi del tipo: io collaboro ma solo con chi conosco personalmente; oppure, io collaboro solo su certi immobili e solo alle mie condizioni…. 

No, questo non vuol dire collaborare. 
La collaborazione è un “sistema di lavoro” che deve essere sposato in pieno e deve avere come base: 

  1. la serietà;
  2. la competenza;
  3. il rispetto del collega;
  4. l’accettazione totale del sistema;
  5. l’avere sottoscritto un codice deontologico utilizzato da tutto il gruppo di lavoro;
  6. il condividere l’intero portafoglio immobili (non solo gli immobili difficili).

Se non ci sono questi ingredienti, non si può parlare di collaborazione nel settore immobiliare.

Ma perché ho voluto parlare di questo argomento?

Sono due i motivi: 

  1. fare chiarezza verso i nostri stessi clienti;
  2. evitare che certe pratiche scorrette di alcuni colleghi possano generare danni per i nostri stessi clienti e per noi stessi.

Analizziamo il primo punto. 
Chiarezza verso i nostri clienti vuol dire far comprendere loro che è assolutamente sbagliato dare l’incarico a diverse agenzie immobiliari (spesse volte senza l’esclusiva) con l’intento di non precludersi delle possibilità di vendita, concetto assolutamente sbagliato perché esporrebbe gli stessi clienti ad avere a che fare con tanti agenti immobiliari, ognuno dei quali lavora con il proprio metodo e soprattutto portati ad operare in modo scorretto per avvantaggiarsi sugli altri operatori, (ne ho parlato anche in quest’altro articolo) non curandosi minimamente del danno che stanno facendo al cliente stesso ma, far comprendere, invece, che affidare l’incarico di vendita del proprio immobile ad un agente immobiliare che opera con il sistema MLS, significa poter contare sul lavoro serio, competente e professionale di tanti agenti immobiliari che hanno sposato lo stesso sistema e sono assolutamente pronti e felici di dividere le provvigioni con il collega ma sicuramente consci che, grazie alla collaborazione seria, hanno potuto risolvere il problema del proprio cliente in tempi ridottissimi e alle migliore condizioni di mercato.

Il secondo punto è per mettere in evidenza un concetto fondamentale: la collaborazione è possibile solamente se vengono accettate e sottoscritte determinate regole. 
Si, è proprio così.
Non si può parlare di collaborazione solamente perché magari ci si conosce da tanto tempo.
E se per caso succede qualcosa, indipendente dal nostro volere, ma che si è sottovalutato?

Ecco, in questo caso potrebbero succedere delle cose poco piacevoli. 
E adesso ti spiego un evento capitato realmente di recente a due colleghi che conosco molto bene.
I due colleghi oltre che amici di antica data, decidono di collaborare alla compravendita di una casa. 
Fatta la visita, ne scaturisce l’interesse dell’acquirente e da lì la proposta di acquisto. 
Fin qui nulla di strano. 
Sta di fatto che la proposta viene accettata e i due cominciano a lavorare per giungere al rogito notarile. 
La proposta di acquisto prevedeva comunque il rogito definitivo entro una ben precisa data e solamente dieci giorni prima del rogito, il proprietario chiama il suo agente per chiedere se era possibile spostare la data dell’atto di una decina di giorni. 
L’agente a questo punto chiama il collega per chiedere se questo era fattibile e il secondo agente, chiamato il suo cliente, si sente rispondere: non c’è problema. 
Il non c’è problema si rivela invece una grande arma che si è procurato l’acquirente il quale, avendo conoscenza del grande interesse del venditore di porre in essere l’atto di trasferimento, presentandosi dal suo agente immobiliare esattamente tre giorni dopo la data prevista inizialmente per il rogito e riportata in proposta, comunica di non essere più interessato all’affare e che intendeva scaduta la proposta e pertanto chiedeva indietro l’assegno di caparra. 
Questa situazione ha mandato su tutte le furie il proprietario venditore il quale, fortemente motivato alla vendita, ha compreso il raggiro e ha proposto di andare avanti ugualmente, disposto ad accettare anche una riduzione del prezzo. 
Era ciò che voleva l’acquirente…
Sta di fatto che il posticipare la data del rogito di appena quindici giorni è costato al proprietario rinunciare a diecimila euro. Riduzione del prezzo di acquisto, praticamente imposto dall’acquirente pena la rinuncia all’atto e l’inizio di una battaglia legale che sarebbe durata almeno un paio dia anni per la felicità degli avvocati…..
Ma chi paga questo danno?

Verba Volant Scripta Manen recita un vecchio detto latino. 
Ed è un vecchio detto al quale mi sono sempre rifatto.
Ciò che dici vola via, ciò che scrivi rimane. 
Ecco perché sarebbe stato necessario farsi mettere per iscritto dall’acquirente l’accettazione del cambiamento della data del rogito. 
Se fosse stato fatto non ci sarebbe stata nessuna criticità 

Lo so cosa stai pensando: la disonestà dell’acquirente…. 
Sì, è vero ma nel mondo degli affari nulla si può lasciare al caso. 
Tutto deve essere pianificato, riportato per iscritto e accettato dalle parti altrimenti si rischia di fare tanto danno.

Quindi, va benissimo la collaborazione ma non può essere improvvisata ma pianificata. 

Mi piacerebbe ricevere un tuo commento a tal proposito. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.